14 Mag

Trapianto di endotelio corneale – DSAEK

La DSAEK (Descemet’s Stripping Automated Endothelial Keratoplasty) è ormai la tecnica di scelta nel trattamento dello scompenso corneale, e si realizza sostituendo selettivamente l’endotelio corneale compromesso.

INDICAZIONI

Le Patologie che compromettono la funzione endoteliale.

La distrofia endoteliale di Fuchs, o cornea guttata (fig.1) ,  è una delle indicazioni più frequenti.

Poi la cheratopatia bollosa in pazienti pseudofachici, cioè operati di cataratta,  è la seconda in ordine di frequenza (Figura 2); condizioni meno frequenti sono rappresentate da scompensi endoteliali in pregresse cheratoplastiche perforanti (fig.3) o forme di distrofie endoteliali congenite come la CHED (Distrofia Endoteliale Congenita Ereditaria) e la PPD (Distrofia Polimorfa Posteriore, fig.4).

 

Figura 1:distrofia endoteliale di Fuchs o cornea guttata 

Figura 2: cheratopatia bollosa in paziente pseudofachico 

 Figura 3: scompenso corneale in precedente trapianto perforante

 Figura 4: distrofia endoteliale polimorfa posteriore

VANTAGGI

In tutte le condizioni di scompenso endoteliale, in assenza di opacità centrali nella cornea del ricevente, la DSAEK può avere un notevole recupero funzionale nel giro di poche settimane, a differenza dei 12-18 mesi necessari in seguito ad una cheratoplastica perforante convenzionale (fig.5).

Fig.5: 6 mesi post DSAEK

Altri vantaggi sono la possibilità di eseguire l’intera procedura a bulbo “chiuso” (quindi più sicura, riducendo sensibilmente il rischio di complicanze severe ), e attraverso incisioni di piccole dimensioni, che modificano in minima parte l’astigmatismo corneale preoperatorio.

L’innervazione corneale è preservata, e le complicanze legate alle suture praticamente annullate, in quanto quest’ultime vengono rimosse già un mese dopo l’intervento. Inoltre il trapianto di meno tessuto rispetto alla perforante riduce l’incidenza del rigetto corneale.

COMPLICANZE

Le complicanze intraoperatorie sono minime e paragonabili a quelle di un normale intervento di cataratta. In rari casi si possono avere complicanze legate all’introduzione e lo spiegamento della lamella prima nelle manovre di posizionamento all’interno del bulbo (ribaltamento del lembo, decentramento, etc.).

Le complicanze postoperatorie  sono rappresentate dal fallimento precoce del lembo (scompenso primario) che si manifesta con l’assenza di trasparenza corneale dovuta ad insufficiente vitalità del lembo stesso.

TERAPIA

La terapia postoperatoria è uguale a quella prescritta in seguito a cheratoplastica perforante, basata cioè somministrazione di cortisone+ antibiotico per via locale in goccie  (in casi a rischio anche per via sistemica) nelle prime settimane poi solo cortisone locale,  protratta per circa 6 mesi dopo l’intervento.

PERIODO POST-OPERATORIO

Molto importante è l’educazione a mantenere una posizione ben precisa nei 2 giorni dopo l’intervento, cioè la posizione supina con la cornea che “guarda il soffitto” in quanto il lembo di endotelio viene mantenuto in posizione dalla bolla d’aria che si inietta in camera anteriore. Tale bolla si riassorbe in 2 giorni circa , durante i quali è utile che spinga verso la porzione posteriore della cornea del ricevente.

Fig.6: bolla d’aria in camera anteriore il giorno dopo l’intervento.

È utile ricordare che, sebbene il recupero funzionale dopo DSAEK sia sicuramente più rapido rispetto ad una cheratoplastica perforante, il rischio di rigetto immunologico è sempre elevato; per tale motivo una sospensione della terapia in tempi brevi espone il paziente ad un maggior rischio di scompenso endoteliale.